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Il territorio del Torre, Natisone e Collio

Le valli del Torre

Il territorio delle Valli del Torre si pone nella parte centrale dell’arco delle Prealpi Giulie; a sud lambisce gli ultimi agglomerati urbani della ciuntura udinese, risale ad est lungo le Valli del Natisone per definire poi il confine italo-sloveno, a nord demarca, con la catena dei Monti Musi, la Val Resia e , ad ovest confina con il comprensorio del Gemonese.

Il territorio è caratterizzato da uno sviluppo prevalentemente latitudinale, su livelli altimetrici crescenti; la zona meridionale gravita (non soltanto in senso geografico) sulla sottostante pianura udinese, quella settentrionale e più in quota, vive in condizioni di accentuata marginalità.

Le forme ed il panorama, connotati essenzialmente da una paesaggio di transizione e quindi da una eterogenericità sia degli ambienti naturali, sia di quelli antropici, sono sinteticamente distinguibili in quattro facies, poste su orizzonti latitudinali ed altimetrici:
_zona planiziale
_zona collinare
_zona submontana
_zona montana.

L’orografia è quindi caratterizzata da rilievi emergenti dalla pianura in una progressione di contrafforti che via via si elevano in quota e la cui orientazione generale è posta su assi con direzione E-O (spinte orogenetiche alpine) a settentrione e ad occidente e con direzione NE-SO (spinte orogenetiche dinariche) verso sud e ad oriente; così le inicisioni vallive dei torrenti Torre e Cornappo percorrono linee N-S mentre i torrenti Lagna, Malina e Grivò solcano i rilievi con una direttrice NE-SO. I complessi montuosi assumono, da nord a sud, linee che si fanno vieppiù meno marcate, con inclinazioni che progressivamente diminuiscono; tale dato va messo in relazione al grado di erodibilità delle rocce: calcari e dolomie a nord, complessi terrigeni (calcareniti, marne, arenarie) a sud.

La disposizione orografica descritta è, determinante per il clima ed, in ultima analisi, concorre a decidere sia sugli insediamenti umani, sia sulle destinazioni produttive del territorio.

Da un punto di vista idrografico, il comprensorio comunitario appartiene ad bacino del fiume Isonzo e si suddivide nei seguenti sottobacini (da ovest verso est): Torrente Urana e Ledra, Torrente Torre (sottobacino principale), Torrente Cornappo, Torrente Malina, Fiume Natisone e Torrente Grivò.

Il reticolo idrografico superficiale è dunque assai denso, il che determina, da un lato, una notevole complessità orografica, dall’altro, una ricchezza d’acqua difficilmente riscontrabile, che connota con decisione il paesaggio.

 

Le valli del Natisone

girasoli

matajur

panorama

Prima neve sul Matajur_Novembre 2013 (photo Michele Coren)

Collocate nella parte più orientale della Regione Friuli-Venezia Giulia, le valli del Natisone collegano Cividale del Friuli, antica Forum Iulii, alla valle dell'Isonzo in Slovenia. Sono costituite dalla valle del Natisone propriamente detta e da quelle percorse dai suoi affluenti, l'Alberone, il Cosizza e l'Erbezzo, secondo un singolare sistema vallivo a ventaglio convergente verso Sud. A Nord sono dominate dal monte Matajur (1641 m) delle quali ne è diventato il simbolo. Piccole catene di monti, che non superano i 1100 metri, separano le valli dagli affluenti del Natisone.

La particolare posizione, il verde che diversifica il paesaggio in prati e boschi, i sentieri naturalistici, i corsi d'acqua, offrono occasioni per camminate naturalistiche, escursioni in mountain-bike e pratica della pesca sportiva.
Le Valli del Natisone si caratterizzano nel contesto regionale non solo per la loro singolare posizione geografica ma anche per il loro profilo storico-culturale.
Il particolare ambiente favorì l'insediamento umano già in epoca preistorica; l'insediamento più antico, caratterizzato da una cavità sotto roccia e frequentato durante il Paleolitico ed il Neolitico, è rappresentato dal riparo di Biarzo nei pressi di San Pietro al Natisone.

La valle del Natisone fu un'importante via commerciale di collegamento tra Cividale e l'alta valle dell'Isonzo e fino ai paesi del Norico già in epoca preromana, come ci testimoniano le antiche tracce. Per la loro particolare posizione e per lo stretto contatto con le regioni orientali, subirono ricorrenti pressioni di popolazioni barbare.
Nel VI secolo ebbe inizio la penetrazione di popolazioni slave nel territorio friulano, seguita da una colonizzazione intensiva e permanente che resistette ai successivi domini del Patriarcato di Aquileia e della Repubblica di Venezia, sotto la quale si sviluppò una particolare forma di autogoverno. Fu proprio sotto la Serenissima Repubblica di San Marco che si perfezionò l'autonomia della Schiavonia Veneta e delle sue istituzioni, le vicinie e le banche.

Le Valli del Natisone mantengono ancora viva la propria cultura e le proprie tradizioni, attraverso la parlata slovena, la toponomastica, il repertorio dei canti, le tradizioni religiose e non, i riti e le usanze ...
Tra i monumenti più importanti di questo territorio ricordiamo la grotta di San Giovanni d'Antro, già presente nei documenti del IX secolo, interessante non solo sotto il profilo naturalistico ma anche storico, artistico e religioso. Di notevole interesse sono inoltre le numerosissime chiesette votive, risalenti ai secoli XV e XVI e disseminate su tutto il territorio.
Dal punto di vista naturalistico, oltre alla grotta di San Giovanni d'Antro, interessanti sono le numerose cavità naturali, alcune delle quali particolarmente interessanti dal punto di vista speleologico.

Le valli del Natisone portano a buona ragione il nome del fiume che le ha segnate dal punto di vista naturale e storico.

Il Collio

Il Collio è quella fascia collinare in provincia di Gorizia che si estende a ridosso del confine con la Slovenia, fra i fiumi Isonzo e Judrio in un susseguirsi di pendii generalmente esposti a mezzogiorno, particolarmente adatti ad una viticoltura specializzata e pregiata. Infatti  la presenza, alle spalle, delle Prealpi Giulie, concorre a creare una barriera protettiva dai venti freddi settentrionali; la vicinanza dell’Adriatico influisce positivamente sul clima evitando rapide escursioni termiche e contribuendo a un clima mite e temperato;  la natura del terreno,  composto da marne ed arenarie di origine eocenica e la naturale inclinazione dei pendii creano un substrato  ideale per la viticoltura:  si creano così le condizioni più favorevoli per ottenere vini  che, per caratteristiche di finezza, morbidezza e delicatezza, si inscrivono a buon diritto nel gotha di quelli  più pregiati del mondo. E non da oggi.

Nel terzo secolo dopo Cristo, l'imperatore Massimino, diretto all'assedio di Aquileia, attraversò l'Isonzo su un ponte di botti e tini requisiti nella zona.

Da San Floriano la leggenda vuole sia stato portato in Ungheria il vitigno di furmint, che sulle rive del Balaton sarebbe stato chiamato Tocai. Nelle guerre gradiscane si narra che i veneziani vi facessero incetta di vino e che le botti ricolme fossero il bottino più ambito.

La moderna viticoltura nasce sul Collio nella seconda metà dell'800 per iniziativa del conte Teodoro Latour al quale si deve l'introduzione di pregiate varietà di uve da vino francesi e tedesche che sostituirono alcuni vecchi vitigni locali di minor interesse qualitativo.

Fu tuttavia mantenuta la coltura di alcune varietà tradizionali più rinomate, tutt'oggi presenti e ancora coltivate con successo. Tappa fondamentale per lo sviluppo di una viticoltura di altissimo blasone fu il quarto congresso enologico austriaco, svoltosi a Gorizia nel 1891.

Era il tempo del flagello della fillossera. Ed in questa sede si decise di innestare su piede americano le rinomate varietà del vecchio continente.

Il Collio offre una possibilità infinita di itinerari, che possono avere come tema dominante l'enogastronomia, la natura, lo sport, la storia, la cultura, l’architettura religiosa e non, e si dipanano lungo la  "Strada del vino e delle ciliegie ", la prima costituita in Italia. E’ un territorio ricco di richiami: dalle ospitali trattorie ed agriturismi, dove una profumata cucina sposa tradizioni etniche diverse con risultati superbi, alla festosa serie di sagre paesane che spargono le loro musiche in questo morbido paesaggio da maggio a settembre, alle numerose  manifestazioni culturali e folkloristiche, alle cantine, che spesso rappresentano anche dei gioielli architettonici.

Attualmente il territorio montano del Collio comprende sette comuni.

Gorizia  è posta  alla confluenza delle due naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente, le Valli dell' Isonzo e del Vipacco, importante luogo di transito già in tempi remoti.
Il primo cenno storico su Gorizia risale al 1001 ed è un documento in cui l'imperatore germanico Ottone III faceva dono al Patriarca di Aquileia di metà del villaggio chiamato Gorizia. Altri documenti relativi ad un Mainardo conte di Gorizia risalgono al 1127, periodo in cui ebbe probabilmente inizio la costruzione del castello, divenuto il simbolo della città.

I limiti geografici della contea di Gorizia  subirono frequenti modifiche , finchè nel 1500 i conti di Gorizia si estinsero, e la contea passò sotto l’Impero Austro-Ungarico. Alla fine della Grande Guerra, che coinvolse profondamente  e tragicamente il capoluogo isontino ed i suoi dintorni, Gorizia fu annessa all’Italia. La seconda guerra mondiale vide Gorizia al centro di contese territoriali, che terminarono solo nel 1947 con la restituzione della città all’Italia dopo l’occupazione jugoslava, ma con un agglomerato urbano tagliato in due.

Gorizia, proprio per la sua storia ed il ruolo ricoperto nei secoli, è ricca di un patrimonio architettonico ed artistico particolarmente interessante.

San Floriano, raccolta attorno all'omonimo castello, risalente al XII secolo (ora sede di una rinomata azienda vinicola e di un complesso ricettivo) offre oltre ad un bel panorama, la possibilità di una visita all'interessante Museo del Vino.

Nel susseguirsi di curve, tra boschi di castagno ed acacia  vigne, frutteti, sono poi incastonati altri abitati quali Dolegna, Capriva, S.Lorenzo e Mossa , che offrono bellissimi scorci  paesaggistici con interessanti contenuti   ambientali ,   nonchè buone occasioni per una giustificata sosta davanti ad un piatto di salumi ed un buon bicchiere di vino.

Proseguendo lungo la Strada del vino e delle ciliegie, nella parte centrale traviamo un’antica cittadina ricca di storia e tradizioni, Cormòns, considerata ancor oggi il centro economico e culturale del Collio. Arroccata tra chiese e torri, spiccano in cima al Monte Quarin i resti del castello, che,eretto dai Romani a causa della colonizzazione aquileiese nel 181 a.C., conquistato dai Longobardi, divenne per loro il caposaldo della linea difensiva che proseguiva fino in Carnia.

Il castello fu nella storia, sempre anello di congiunzione tra paesi e popoli, passando attraverso vari Imperatori, da Ottone II ,al patriarca Rodaldo , a Corrado II  fino al Conte di Gorizia , che nel 1487 lo cedette a Massimiliano I d’Asburgo.

Dopo le guerre napoleoniche, la storia di Cormons rimase legata a quella di Gorizia: anche dopo il 1866, quando il resto del Friuli venne annesso al Regno d’Italia, il centro collinare rimase dominio austriaco, tanto che il confine dell’Impero correva proprio lungo il corso del torrente Judrio. L’annessione definitiva all’Italia si ebbe solo alla fine del primo conflitto mondiale.

Oltre al castello, non mancano altre vestigia dei tempi passati, ed è notevole anche la presenza religiosa, evidenziata dal gran numero di chiese e cappelle.